Natalia Di Iorio e Elena Di Gioia direttrici Ert

Sarà un mostro, tipo i “bicefali”, paurosi e affascinanti, che i nostri viaggiatori dicevano di incontrare sulle strade del favoloso Oriente, o un’aquila come quella Imperial Regia, che della diversità e della multinazionalità provò a fare sistema virtuoso di convivenza e buona amministrazione (non andò del tutto proprio così, ma questo è un altro discorso).

Emilia Romagna Teatro Fondazione ha due nuove direttore, ha annunciato il presidente Donne, è da rilevare, e sembra il primo Teatro Nazionale a smettere il predominio maschile, finora pressocché assoluto. Si è trattato di una soluzione di compromesso all’interno del consiglio d’amministrazione, perché non c’era l’unanimità su un unico nome? Poco importa, francamente, a questo punto, perché le due prescelte hanno entrambe varie qualità, al di là dei sorrisi mostrati nella conferenza stampa di presentazione (e anche quelli non guastano).
Natalia Di Iorio, nominata direttrice generale, ha una carriera teatrale di tutto rispetto. Ha affiancato alcuni degli artisti più importanti e innovativi della nostra scena, da Mario Martone al Teatro di Roma a Pippo Delbono, Danio Manfredini, Scimone e Sframeli. Ha inventato la bella rassegna Le vie dei festival, andando con curiosità a scegliere spettacoli in Italia e in Europa (se non sbaglio, per esempio, ha portato una delle prime volte Kentridge in Italia). Ha diretto o condiretto vari teatri e quindi ha una solida esperienza, sempre attenta alle ragioni dell’arte. È stata nel consiglio d’amministrazione del teatro di Roma conquistato dalla destra, rappresentando una voce di opposizione alla deriva tradizionalista.

Elena Di Gioia ha inventato belle rassegne e tessuto reti. Ricordiamo, tra tutte, il focus sul premio Nobel Elfride Jelinek e soprattutto Agorà, cartellone itinerante tra vari comuni e in vari spazi resi teatrali della Bassa bolognese, puntando decisamente sul teatro d’innovazione, senza dimenticare la tradizione. E, possiamo affermarlo senza tema di smentite, è una con idee da vendere, amata dai teatranti (ricordiamo uno spettacolo in piazza di Kepler-452 subito alla fine del lockdown, un grande cerchio – a distanza – ma che restituiva la volontà di ritrovare una comunità possibile.

I programmi? È presto per svelarli. Ora si trovano a dover fronteggiare un minor punteggio artistico per la “prosa” a Ert di più o meno quattro punti, e una valutazione positiva per quanto riguarda la danza. Vedremo cosa vuol dire in termini di tagli ai finanziamenti. Il cartellone 2025-2026 è già fatto dalla direzione precedente: ma affermano di avere a disposizione interstizi in cui inserirsi.
Vogliono lavorare con gli artisti, naturalmente, ma anche con la città, con le città di Ert, puntare sulla formazione e sull’ampliamento del pubblico teatrale. Intendono mettere in connessione maestri e giovani generazioni. Intercettare i nuovi linguaggi e nuove esperienze. Contano molto per farlo sul personale Ert, che definiscono “straordinario”.

Hanno già in programma un primo appuntamento, a stretto giro: l’1 agosto ricorderanno la strage della stazione di Bologna nel cortile dell’Arena del Sole con un montaggio di dichiarazioni, di presidenti dell’Associazione familiari delle vittime, con testimonianze varie, raccontando, teatralmente, cosa è successo, ripercorrendo le sentenze, come quella recente sul ruolo di Bellini, i depistaggi. Stanno coinvolgendo nell’azione artisti del territorio. Con la regia di Davide Iodice, prossimo a trasferirsi da Napoli a Bologna.

Insomma, dice Di Gioia, la loro è un’idea di teatropubblico, una sola parola, lunga, forte, che ripone l’edificio dato agli spettacoli al centro della vita della città, con le sue tragedie, le sue gioie, le sue comicità, i suoi desideri, cercando di far scoprire la necessità, la bellezza del teatro a chi non è ancora pubblico, ‘accompagnando’, prendendosi cura, cercando di costruire una nuova ecologia teatrale nella regione, perlomeno. E riporteranno a Ert il Festival Vie, con il suo sguardo internazionale. 

Ci aspettiamo molto. Buon lavoro. 

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