Una notte con Čechov

Il teatro di Čechov è pieno di rimpianti, di occasioni sprecate, di fragilità di fronte all’incalzare di tempi nuovi, aggressivi, che travolgono vecchie famiglie di campagna o di provincia, incapaci di stare al passo, che a essi si sottraggono. Le centinaia di racconti che lo scrittore russo scrisse per mantenersi, a qualche copeco alla riga, riprendono molte volte quei temi, quei fallimenti, spesso quelle ambientazioni, dando un tempo più breve ai conflitti per manifestarsi. Per esplodere, avevo scritto, ma “esplodere” è una parola che con questo autore del fallimento e della rassegnazione, che qualche volta si tinge di debole speranza, sarebbe esagerata.

Gino Paccagnella, ph. Ida Pellegrino

Un gruppo di bravi attori bolognesi, che ci ha abituato a uno spettacolo itinerante all’anno in luoghi suggestivi nel corso dell’estate, o prima della pausa agostana o subito dopo, affronta alcune sue brevi novelle in un nuovo luogo, rivelandone tutto il fascino. “Sfrattati” da Castel Maggiore, dove avevano ambientato i precedenti spettacoli a villa Salina, approdano all’istituto agrario Serpieri e viaggiano con Čechov sotto grandi alberi, in serre piene di coltivazioni, in una voliera, in un teatrino resistito ai bombardamenti della villa originaria, in viali materializzando anche la lontananza, la distanza dalla vita attiva che in questo autore spesso si coglie. Sono occasioni sprecate, quasi tutte, o accomodamenti, invecchiamenti che fanno tirare le somme quelli di Anna, Nadia, Natalia e le altre. Figure femminili dai racconti di Anton Čhecov.

Angelas Malfitano, ph. Ida Pellegrino

Lo interpretano otto bravi attori, tra i migliori che abbiamo in città, che difficilmente in altri momenti si riescono a vedere insieme. Vengono, in gran parte, dal Teatro di Leo de Berardinis e dintorni e si spera che la nuova direzione dell’Arena del Sole tenga conto della loro maestria e, magari, li riunisca in progetti meno “stagionali”. Recitano quelle storie con asciutta partecipazione, arricchita da qualche bella invenzione come l’arrivo dalla distanza di una figura illuminata da un libro luminoso, o quella di mostrare un personaggio intento a scrivere la storia che racconta, o come certe ambientazioni di treno, o apparizioni, come quella tra le piante della serra, una vegetazione esuberante, che circonda una vicenda di rinuncia, o come il manifestarsi di uno degli attori da un balconcino. Il tutto è sempre reso spumeggiante da una sottile ironia delle occasioni perse. Sono, in ordine di apparizione, Oscar De Summa, Gino Paccagnella, Francesca Mazza, Fabrizio Croci, Angela Malfitano, Marco Manchisi, Maurizio Cardillo, con la partecipazione di Cristina Carbone, i suggerimenti di Bruno Stori e l’organizzazione di Claudia Manfredi, per una serata di smarrimenti, emozioni, tenui esplosioni tutte interiori, in un affascinate viaggio nel buio in una natura a volte dirompente, a tratti antropomorfizzata. Si replica alle 21 fino a domenica 7 settembre all’istituto Serpeiri in via Peglion 25 a Bologna.

Maurizio Cardillo, ph. Ida Pellegrino
Le fotografie nel testo sono di ida Pellegrino. Quella del titolo di Manlio Bastelli
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