L’amore è carne, è tenerezza, attesa, grido, sussurro, smarrimento, vita, morte, fango, bellezza. L’amore dello scrittore Giovanni Testori per Alain Toubas nelle parole gridate, sparate, introiettate di un magnifico giovane attore, Alessandro Bandini, è come l’affresco delle Storie del Cristo con Crocifissione di Gaudenzio Ferrari che campeggia a chiudere il presbiterio della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Varallo, è come il Sacro Monte di quel paese della Val Sesia, statue e affreschi di un presepe che finisce nella via crucis, opere pullulanti di figure e immagini, che contengono in sé la vita dei corpi e la trascendenza, la tragedia e la quotidiana commedia, la passione, l’esistenza, l’altrove.
Bandini, poco più che trentenne, da solo per un’ora con Per sempre ci fa perdere tra le lettere che lo scrittore lombardo, l’autore del Ponte della Ghisolfa, della Trilogia degli Scarozzanti, dei Tre lai, scrisse al giovane francese amato. Recitando, l’attore ricrea l’impeto, la stratificazione, il sublime e il basso della lingua testoriana, che qui è un italiano senza sperimentalismi, tradotti dalle missive originali, per lo più in francese, spedite per due o tre anni (dal 1959 al 1961) all’amato, prima che i due andassero a vivere insieme. Lettera e cartoline, messaggi brevi o lunghi, diluvianti discorsi frammentati nella drammaturgia dello stesso attore, a ricomporre dalla parte della passione, dell’esaltazione, il libro di quell’amore, turbinoso, estatico, carnale, spossessante, come ogni vero, bruciante amore.

Una corrispondenza che arriva fino alla composizione di tre o quattro lettere al giorno, per colmare l’assenza, per rievocare il contatto dei corpi, gli umori, la bellezza della carne, la magnificenza della presenza. Un amore che si insinuava nella vita dello scrittore, insidiata dalla censura alle sue opere teatrali, come un paradiso, dove l’amato ha l’espressione degli occhi degli angeli di Gaudenzio e capelli simili ai fili d’oro del David di Tanzio.


Un sipario che oscura il desiderio fiammeggiante è proprio quello della nuova inquisizione, contenuto nel frammento di una lettera del novembre dl 1960: “Con questo ritorno dello spirito fascista nel mio paese diventerò un perseguitato! Veramente, l’esplosione del conformismo e del livore non vuole fermarsi. Siamo tornati al tempo dell’inquisizione: la libertà sta per essere distrutta e, come sempre, con il pretesto di difendere la moralità del paese”. È scritta ai tempi del divieto ai minori all’Arialda, che sarebbe poi stata proibita l’anno successivo perché reputata «grandemente offensivo del comune sentimento del pudore», soprattutto per una scena di amore omosessuale. E il Caso rendeva ancora più emozionante quel frammento alla prima bolognese, al teatro delle Moline di Ert, il 21 novembre, la sera dei disordini per la partita della squadra di pallacanestro di casa contro l’israeliana Maccabi: proprio durante quella battuta si sentiva, distinto, sul teatro, il rumore delle pale occhiute di un elicottero della polizia, mentre fuori i dimostranti venivano tenuti a bada con gli idranti. Tempi di nuove repressioni, di (mai sopiti) autoritarismi?

Testo complesso, questo ricreato da Bandini, che finisce con una composizione dai Trionfi, dedicati dallo stesso Testori ad Alain, testo poetico di rara mitologica bellezza, poema di ali e di cadute, di peccato e di redenzione, di sacrificio del Cristo per la redenzione di chi rimane sempre, comunque, legato a tuguri e tane, di chi è fango; redenzione dal sacrificio di chi tutto si donò per l’uomo, per quello angelico come Alain, per il contadino rude e carnale, come si era definito all’inizio, Testori.

Come l’attore entra in questa materia incandescente, fatta di parole che sono vortici di immagini, utilizzando brani personali, privati, della lingua di Testori, nelle sue opere teatrali, narrative e nei suoi scritti d’arte sugli amati pittori lombardi grande traduttore in carne e immagini scolpite dei venti della lingua? Bandini vi penetra da grande, maturo, interiore interprete, che ne fa suo lo spirito e naviga, con vento favorevole, nella lettera. Si mostra con una giacca di pelle che evoca i cervi di cui canta Testori, una camiciola, una cravatta a quadri. E, sotto, pantaloncini corti e calzettoni. C’è qualcosa di bambino in quell’amore, di primigenio, di irriducibile, così capisco. E veleggia tra le parole, che diventano proiettili contro il pregiudizio, ma prima ancora grumi fioriti di desiderio, umana ricerca di un altro per completare la nostra natura divisa, mancante, Diventa canto parlato, melisma vocale, intonazione vera e propria di motivi d’epoca, dichiarazione e smarrimento (controllatissimo) tra onde emotive capaci di far annegare, per perdersi e risalire nella bufera. Diventano dichiarazione sofferta, in luci sanguigne, e poi ancora di più, se possibile, ritmo, dichiarazione bombardamento interiore nella parte dei Trionfi, sudore, umori, limo di cui siamo fatti, grana mirabile della tessitura vocale di un attore che conclude, sudato – dopo un’ora tirata a uno spasimo simile a quello che coglie dopo l’atto d’amore – tirando fuori dalla camicia il foglietto di un’ultima lettera, piena di decine di domande, quando la tempesta dei Trionfi si calma:
Perché voglio offrirti il mio sangue?
Perché fare passare le mie dita nel sottobosco dei tuoi peli mi dà una tale gioia?
Perché la tua prugna è l’immensa bellezza che è? […]
Perché se non perché noi siamo due in uno, uno in due e perché la nostra vita è stata, è e sarò un immenso grido di gioia, felicità, lacerazione e ebbrezza?
Perché ho scritto questa lettera? Perché?

Per sempre, lettera e cartoline inedite di Giovanni Testori ad Alain Toubas e da I Trionfi di Giovanni Testori, ideazione, drammaturgia, creazione, interpretazione Alessandro Bandini, dramaturg Ugo Fiore, sguardo esterno Alessandro Sciarroni, coaching Tindaro Granata, consulenza spazio scenico Giulia Pastore, disegno luci Elena Vastano, styling Ettore Lombardi, consulenza musicale Federica Furlani; produzione Lac Lugano Arte e Cultura, in coproduzione con Piccolo Teatro di Milano, CTB di Brescia, Ert, Casa Testori, Institut Culturel Italian di Parigi La Corte Ospitale di Rubiera, con il sostegno di Inteatro Residenze e Fondazione AQrmunia
Prossime date:
dal 2 al 7 dicembre – Piccolo Teatro Studio Melato di Milano; dal 9 all’11 dicembre – Teatro della Tosse di Genova; dal 7 all’11 gennaio – Teatro Mezzadri/ CTB di Brescia; 15 gennaio – Institut Culturel Italien di Parigi; dal 19 al 22 febbraio – Teatro di Villa Torlonia/Teatro di Roma
Le fotografie dello spettacolo sono di Masiar Pasquali.

