Vite nello specchio del teatro

Potrebbe essere un film, con quei tagli temporali scanditi da momenti di buio, con quella concentrazione degli attori a rendere credibile, naturalistica, più vera del vero, la recitazione, con una regia discreta fino a non farsi notare e a dare tutto lo spazio agli interpreti. Circle Mirror Transformation di Anne Baker, premio Pulitzer 2013, è stato presentato nella traduzione di Monica Capuani e Cristina Spina all’Arena del Sole di Bologna dallo Stabile di Torino, con la regia di Valerio Binasco. 

Cinque persone si ritrovano in una specie di anonimo scantinato o garage in una città di provincia per un corso di teatro tenuto da una maestra di origini tedesche, interpretata da Pamela Villoresi. Sono il marito di lei (Valerio Binasco), Theresa, una ex attrice approdata in quella cittadina dove si incontrano vite che appaiono alla deriva (Alessia Giuliani), Schultz, reduce da una forte delusione sentimentale (Andrea Di Casa), Lauren, una ragazza che vuole cimentarsi con il lavoro di attrice, per conoscersi, per capire se può farne una professione, (Maria Trenta).

Scrive il regista, nonché direttore dello Stabile torinese: «I nostri personaggi, forse, sono arrivati lì perché la loro vita è piena di emozione, ma anche di vuoto. Un vuoto umano: manca loro qualcuno». E quel vuoto cercano di riempirlo rispecchiandosi nel teatro, cercando conforto negli occasionali compagni, eseguendo gli esercizi di conoscenza che propone la ‘maestra’, o rifiutandosi a essi perché non ne capiscono il senso. E intanto intrecciano simpatie o vere e proprie storie d’amore che non possono durare, che non durano, cambiando, nel tempo lungo in cui si immagina si volga la storia, partner, con tradimenti, abbandoni e l’apertura di ulteriori vuoti.

La recitazione minimale fa molta attenzione ai sentimenti, ad apparire e a sottrarsi, ma anche agli incroci dettati dal caso, quasi su ultime spiagge di una disperazione forse non clamorosa ma tale da rodere le anime e da trascinarle in mosse avventate o sbagliate, in sospetti, in ripensamenti. Siamo nel minimalismo della vita, dei giochi del caso, riflessi in quello specchio ultore delle esistenze che è il teatro.

Gli attori sono tutti bravi. Io ho scoperto un’attrice, evidentemente di esperienza, che per mia distrazione non conoscevo: Alessia Giuliani aggiunge al suo personaggio una particolare nota ironica, sarcastica sull’orlo del burrone esistenziale in cui cerca continuamente di non cadere, di non farsi trascinare, in un insieme omogeno di ottimi interpreti.

Le fotografie sono di Virginia Brown

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